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Lettere da nordest


In uscita il 2 settembre 2019.

Dopo "Porto Marghera. Cento anni di storie (1917-2017)" e "La Venezia che vorrei. Parole e pratiche per una città felice", arriva il terzo volume collettivo dedicato al nostro territorio.

Nordest: direzione cardinale, macro regione i cui confini geografici
variano in base agli ambiti (letterario, economico, storico, culturale)e alla sensibilità personale, luogo dell’immaginario, terra (terre) di grandi scrittori, di partenze ed arrivi. Limes.
In tempi di analisi prét-à-porter, di approssimazioni, di slogan, questo libro prova ad uscire dalle stereotipie, dai luoghi comuni e ad entrare nelle nervature, nell’inconscio attraverso le parole degli autori. Il linguaggio, il ragionamento, il pensiero, lo sguardo attento, la riflessione personale e la memoria collettiva diventano antidoti alle abitudini, alla superficialità, al giudizio sommario.


Testi di: Ubah Cristina Ali Farah, Gianfranco Bettin, Francesca Boccaletto/ Roberta Cadorin, Antonio G. Bortoluzzi, Alessandro Cinquegrani, Elisa Cozzarini, Fulvio Ervas, Angelo Floramo, Patrizia Laquidara, Luigi Nacci, Silvia Salvagnini, Giacomo Sartori, Tiziano Scarpa, Federica Sgaggio, Gian Mario Villalta, Stefano Zangrando.
Postfazione di Francesco Jori.


2019: cosa bolle in pentola?




State sintonizzati, presto ne leggerete delle belle!

UN ANNO DI LIBRI


Ho fatto un collage dei libri e autori che ho postato in Instagram durante il 2018. Sono una parte di quelli che, per dovere e/o per piacere, ho letto durante l'anno.
Libri che ho divorato, che ho davvero molto amato, che per me hanno un significato, di cui consiglio la lettura senza se e senza ma. 
Da mettere nella lista dei possibili regali di Natale (da fare e da farsi).


La Venezia che vorrei. Paole e pratiche per una città felice.




Il progetto scaturisce dal tentativo di immaginare un panorama che non c’è, un territorio in cui sarebbe bello vivere - forse è ancora così per qualcuno, per una piccola parte di abitanti, ma potrebbe non esserlo più se non succederà qualcosa che sovverta il processo che appare, ora, inarrestabile. Confidando sulla forza della parola, delle idee, dell’immaginazione, ciascun autore racconta la sua Venezia (intesa a volte come una e trina, anzi, multipla), come vorrebbe che fosse, come ci si trova, in che modo la vive, cosa pensa, eccetera.

Venerdì 27 aprile si è conclusa la bella avventura di Spazio Venezia Industriale.
Un'iniziativa resa possibile dalla disponibilità e la costante collaborazione di Silvia Fossetta e Filippo Campesan di Calle Corte Legrenzi, di tutte le amiche e tutti gli amici (scrittrici e scrittori, illustratori, fotografi, film-makers, attivisti, rappresentanti delle istituzioni, studiose/i, docenti) che hanno partecipato attivamente agli eventi, e che è stata resa viva dall'interesse dimostrato, da parte di tante persone, verso i temi proposti, partendo dalla storia di Venezia nel Novecento, la vicenda industriale, la città una e multiforme, con tutti gli spin-off del caso.

Un po' di numeri:
- 15 editori/istituzioni coinvolti (Bottega Errante, Helvetia Editrice, Cierre Edizioni, Cleup Editrice, Supernova, Nuovadimensione, Il Poligrafo, Voland, Manifestolibri, BeccoGiallo, Mare di carta, La Toletta, Kellermann Editore, IVESER, Cultura Venezia);
- quasi un centinaio di titoli proposti;
- 19 eventi;
- 2 proiezioni;
- 1 laboratorio di fumetto;
- 13 presentazioni di libri/incontri con l'autore;
- 1 mostra fotografica;
- dibattiti sui temi di industria, lavoro, dismissioni, sicurezza, salute, inquinamento, ambiente, eredità e futuro.

Un'avventura che ha stimolato tante riflessioni, e suggerito spunti per altre possibili iniziative.
Arrivederci, quindi.


SPAZIO VENEZIA INDUSTRIALE



Dopo la curatela del libro Porto Marghera. Cento anni di storie (1917-2017), e i tanti incontri (ancora in corso, occhi al calendario) tenuti sul tema, è nato il desiderio di dare vita ad uno spazio per libri ed eventi dedicati a Porto Marghera nel suo centenario, Venezia nel Novecento, la città industriale, e quanto annesso e connesso: la città contemporanea, la storia industriale, sociale, politica, i luoghi e le persone, l'architettura, l'arte.
Libri in vendita (da ottime case editrici indipendenti) e testi fuori catalogo in consultazione.
Incontri con autori, proiezioni, e molto altro.
Dove?
A Mestre (Venezia), in Calle Legrenzi 26.

Giorni e orari di apertura:
martedì 9:00 - 12:30
mercoledì 16:00 - 19:30
giovedì 9:00 - 12,30
venerdì 16:00 - 19:30
(con qualche possibile modifica o apertura extra)
Fino al 27 aprile 2017.

Tutti gli aggiornamenti nella pagina Facebook dello Spazio.

Porto Marghera. Cento anni di storie (1917-2017)


Esce il 15 marzo 2017, per Helvetia Editrice*, "Porto Marghera. Cento anni di storie (1917-2017)".
Il volume, curato da Cristiano Dorigo e dalla sottoscritta, nasce dalla volontà di narrare un luogo così significativo in una chiave diversa da quella prettamente storica. Una modalità più intima, legata al quotidiano, al piccolo che però è tale solo relativamente.
Porto Marghera è stato, nel Ventesimo secolo, uno dei poli industriali più grandi ed importanti d'Italia e d'Europa. A cento anni dalla sua nascita, abbiamo chiesto ad un gruppo di autori (veneziani, o comunque fortemente legati a questa realtà) di raccontare, ognuno a modo proprio, un luogo che è fisico e metafisico, ed ha condizionato le esistenze, le coscienze, la geografia interiore di decine di migliaia di persone.
La Storia è fatta di storie, come queste.
I contributi sono di: 
Beatrice Barzaghi & Maria Fiano
Nicoletta Benatelli
Gianfranco Bettin
Ferruccio Brugnaro
Annalisa Bruni
Alessandro Cinquegrani
Marco Crestani
Maurizio Dianese
Fulvio Ervas
Roberto Ferrucci
Paolo Ganz
Giovanni Montanaro
Massimiliano Nuzzolo
Tiziana Plebani
Gianluca Prestigiacomo
Sergio Tazzer
All'interno anche due testi miei e di Cristiano, in forma di introduzione (mia) e di postfazione (sua).

*Collana VeneziaeVenetoVivo, pagine 176, euro 14.


Dal 16 al 24 dicembre, mi troverete in Corte Legrenzi a Mestre (Ve), nell'ambito del LSMK - Legrenzi Street Market, edizione natalizia, con il temporary bookshop delle case editrici Kellermann, Ediciclo/Nuova Dimensione, Helvetia e Becco Giallo.
Tutti i giorni dalle 9,30 alle 13 e dalle 15 alle 19,30 - nei giorni di mercatino (17-18-22-23-24) con orario continuato, dalle 9,30 alle 19,30.
Vi aspetto con tanti libri, un fitto calendario di presentazioni ed incontri con autrici ed autori, tè ed infusi del tea shop "Alla corte del tè" e tante altre sorprese.
Non mancate!

Un piccolo mondo a parte. In viaggio tra Venezia, Alpago e Cansiglio

Nuovo libro in arrivo!
Un piccolo mondo a parte. In viaggio tra Venezia, Alpago e Cansiglio è il secondo figlio del progetto La strada del cibo ed è pubblicato da Kellermann Editore nell'omonima collana editoriale. 
Realizzato a quattro mani con l'illustratrice Roberta Cadorin, frutto di un anno di lavoro, sarà in libreria dal prossimo 20 maggio.
Chi però non sapesse resistere fino a quel momento, lo potrà trovare già in vendita al Salone Internazionale del Libro di Torino, dove verrà presentato in anteprima.


COMPONENDO

(immagine tratta dall'esibizione del 24 gennaio 2016 allo Spazio Aereo)
"Componendo" è un viaggio tra poesia e musica, tra parole e suoni, in compagnia di Anna Toscano, Alessandro Fedrigo, Elisabetta Tiveron.
"Componendo" è un tempo, molto particolare che unisce tre professionalità, tre modi di fare arte, tre espressività molto diverse tra loro ma al contempo intersecabili.
Anna Toscano legge sue poesie, edite ed inedite, in un percorso che spazia in vari luoghi e in diversi tempi, costruendo così un cammino di parole.
Alessandro Fedrigo suona proprie composizioni in solo e in accompagnamento dei testi poetici, composizioni edite e inedite.
Elisabetta Tiveron performa testi e suoni con voce e danza.
"Componendo" è un viaggio da ascoltare e vedere attraverso parole, suoni e immagini: le immagini che scorrono, dettagli di città e di luoghi in bianco e nero a fare da sfondo, da cornice, a ovattare lo spettacolo.

Compagni di viaggio:
Anna Toscano
Alessandro Fedrigo

Cene sensoriali


Venerdì 16 ottobre inizia il ciclo di cene sensoriali legate ai quattro elementi.

Quattro serate per vivere l'esperienza sensoriale attraverso il cibo e la sua trasformazione in espressione artistica, seguendo l'alchimia degli elementi.
Quattro momenti di incontro, conoscenza, riflessione, creazione, piacere, in una location molto speciale: l'atelier del pittore Manuel
Carrión, sull'isola della Giudecca, a Venezia.

Protagonista della prima serata sarà l'ACQUA.

Il cibo è un fantastico strumento attraverso cui esplorare i sensi, averne chiara percezione, entrarci dentro a 360°. Abbiamo a disposizione cinque sapori, un'infinità di consistenze e texture, colori, suoni, vibrazioni, odori, aromi. Un percorso in cui sarà mia cura condurre i presenti.
Ma la percezione sensoriale non è solo un percorso interiore: posso esprimere, rappresentare, muovere, dare forma visibile e tangibile alle sensazioni che provo. Per esempio, attraverso la pittura e l'espressione artistica. 
E qui sarà Manuel a guidare questa seconda parte della serata, in cui le sensazioni diventano visibili, attraverso la loro rappresentazione grafico/pittorica, di cui ogni partecipante è artefice. 

Posti disponibili (per ogni serata): 12
Quota di partecipazione (per ogni serata): 24 euro
Dove: Carrión Gallery, Giudecca 317 (fermata Actv Palanca)
Inizio alle ore 20.
Per prenotare, occorre inviare una mail all'indirizzo bettipanemiele@gmail.com

Questo il calendario completo degli appuntamenti:

venerdì 16 ottobre - Acqua

giovedì 12 novembre -Terra

venerdì 4 dicembre - Fuoco

venerdì 8 gennaio - Aria

Amaretti (storia di uova, tentazioni e spin-off)

Nonostante la mia cucina stia diventando sempre meno "animale", non riesco a rinunciare del tutto a certi alimenti. 
Le uova, per esempio. Posso stare giorni senza consumarne, ma l'idea della totale eliminazione dalla mia dieta mi crea una certa inquietudine: mi piacciono (tanto), e sono ingrediente imprescindibile per alcuni dei miei piatti di conforto.
Tra questi, ho un legame affettivo pluridecennale con l'uovo sbattuto con zucchero e caffè (d'orzo, dopo le nove del mattino), bevuto caldo, possibilmente inzuppandovi sottili strisce di pan carrè; e per il suo gemello alcolico, lo zabaione, con cui talvolta mi coccolo la sera. 
Gli amaretti sono un'inevitabile conseguenza dell'uovo sbattuto. 
Usando un termine tanto di moda in questo momento: sono lo spin-off dell'amato ovetto rinfrancante.
Per ogni tuorlo trasformato in crema, c'è un albume che mi fa l'occhiolino, che mi sussurra: "usami". E io, che sono donna: 1) attenta a non sprecare neanche le briciole del pane sulla tovaglia a fine pasto; 2) facile alle tentazioni... cedo, ogni volta.

La ricetta è di quelle semplici semplici, veloci veloci.

Per 1 albume servono 100 gr di semi oleosi (comunemente detti "frutta secca") a scelta (nel caso di questi in foto: mandorle; ma vanno bene anche nocciole, noci, pistacchi) e 100 gr di zucchero semolato.
Nel mixer, ridurre in farina la frutta secca.
Montare l'albume (che deve essere a temperatura ambiente) a neve ben ferma con lo zucchero e amalgamarvi la farina ottenuta.
Con un cucchiaino ricavare delle palline (a cui dare la forma aiutandosi con le mani) e sistemarle su una placca coperta di carta da forno (mantenendo una distanza di qualche centimetro tra una e l'altra).
Portare il forno a 170° e infornare gli amaretti per circa 20 minuti.
Staccarli dalla carta quando saranno freddi. 

Volendo chiudere il cerchio, serviteli con lo zabaione di cui sopra.



Il Quaderno dei dolci liquorosi

E' il mio numero 10, è uscito prima di Natale e adesso cominciano le presentazioni.
Per date e luoghi, tenete d'occhio lo spazio "Prossimi appuntamenti" qui nel blog.
A presto!


"Altrecucine" a Libri in cantina 2014


Eccoci giunti anche quest'anno all'appuntamento con Libri in Cantina!
La Mostra nazionale della piccola e media editoria di Susegana compie dodici anni, e io mi troverò nuovamente alle prese con gli eventi che avranno luogo all'interno della Cantina Collalto, che come sempre ruotano intorno al mondo del cibo.
Il titolo di questa edizione, per quanto riguarda appunto la cantina, è: Altrecucine. 
Ogni intervento sarà accompagnato da assaggi a tema; sarà anche un'ottima occasione per conoscere e degustare i vini Collalto

Questo il programma (quello completo, relativo all'intera manifestazione, lo potete invece leggere qui):

Sabato 4:

ore 12
Gaia Viola presenta il libro Alimentazione Spontanea (Bianca&Volta Edizioni)

L'autrice (dal sito della casa editrice).
"La gioia di condividere da anni la passione per la raccolta e la cucina con le piante spontanee,sfociata nel tentativo di ospitarle tutte nel piccolo giardino, accanto a casa e nel convincere il figlio a nutrirsi di farinaccio, si traducono in carta stampata e foto esemplificative con velata aspirazione alla poesia. Ad un certo punto della vita, a metà tra la consapevolezza che non ho più vent'anni, sarebbe ora di quagliare, e il vago ricordo che scrivere è un atto liberatorio, ho deciso di ascoltare la mia voce interiore discretamente coraggiosa e le voci esterne di chi, alla fine di una giornata di workshop di Cucina Naturale con le erbe selvatiche, i fiori e le spontanee commestibili, mi chiede "perchè non scrivo un libro". Ascoltare le voci può essere divertente."

ore 15
Sapori Reclusi: incontro con Davide Dutto, fotografo ed editore (fondatore della casa editrice Cibele), da anni impegnato in progetti all'interno delle carceri.

Davide Dutto vive in Piemonte dove è nato nel 1961. Fotografo professionista dal 1982, si muove in bilico tra arte e mestiere attraverso tutti i territori della fotografia. Interessato ad una fotografia che racconti luoghi fisici e dell'anima, dove spesso l’occhio s'intreccia con la vita. Così nascono libri come “Istantanee”, ritratto di un’azienda attraverso i volti dei suoi operai; il “Gambero Nero”, la vita quotidiana dei detenuti all’interno di un carcere con un occhio particolare sul cibo, “Segnali di tempo”, percorso visivo tra le antiche meridiane del Piemonte, e vere e proprie coabitazioni dentro ai mondi che fotografa, come quello del carcere e del circo. I libri si spostano di pari passo con le mostre itineranti (Torino, Milano, Roma, Barcellona, Colonia) come “Shipibo, Amazzonia che resiste”, uno sguardo sulle ultime comunità indigene dell'Amazzonia peruviana; “Fischen in der zeit” l'antica pesca del pesce spada con arpione nello stretto di Messina, o “dal gambero nero a sapori reclusi” dove alta cucina e realtà del carcere si incontrano attraverso la fotografia. Attualmente segue i progetti dell’associazione Sapori Reclusi raccontando con le immagini le realtà nascoste nelle periferie della società. È autore di tutto il percorso fotografico di REFUGEE|ARCHIVIO1, dai primi sopralluoghi in alta quota alla stampa a piombo, intrecciando lo sguardo fotografico ad una propria appassionata cultura della montagna e ai diversi saperi della produzione tecnica, fotografica e tipografica.

ore 17
"Cucina d'altri tempi": showcooking di archeologia culinaria.
Samanta Cornaviera, speaker radiofonica, collaboratrice de La cucina italiana, ideatrice del format Massaie Moderne, esegue (con assaggio finale) una ricetta del 1932: il sugo Marinetti.

Massaiemoderne.it è il sito che racchiude le ricette di archeologia culinaria della prima metà del '900, curato da Samanta Cornaviera. Veneta doc, milanese d'adozione, speaker per la pubblicità e collaboratrice de La cucina italiana, per cui cura la rubrica “Ieri e oggi”. Per il canale Leitv.it (gruppo Rcs) ha realizzato una serie di video ricette dal titolo “Massaie moderne”.

ore 19
Alessandro Marzo Magno presenta il suo ultimo libro "Il genio del gusto. Come il mangiare italiano ha influenzato il mondo" (Rizzoli)
A seguire, cena conviviale con l'autore, con piatti ispirati al libro stesso, accompagnati dal prosecco della Cantina Collalto.
Su prenotazione, max 30 persone (cell. 3290060084)
Contributo: 20 euro a partecipante.

Alessandro Marzo Magno è nato a Venezia un giorno di settembre del 1962.
Laureato in storia, emigrato nel 1990, ha gironzolato prima a Vicenza, poi a Trieste, con puntate a Gorizia e Vienna, quindi a Milano, dove vive tuttora.
Giornalista, è stato più volte nei Balcani durante il conflitto che ha dilaniato l'ex Jugoslavia dal 1991 al 2001. Ha lavorato in vari quotidiani, quindi è stato per dieci anni il responsabile degli esteri del settimanale "Diario". Ora collabora con "Focus Storia" e con la pagina food del sito del "Sole 24 Ore". Scrive libri, ne ha pubblicati undici, e il penultimo "L'invenzione dei soldi. Quando la finanza parlava italiano", si è rivelato un successo oltre ogni aspettativa. In aprile è uscito "Il genio del gusto. Come il mangiare italiano ha conquistato il mondo" (Garzanti).
A Trieste ha conosciuto Mirjam che è diventata sua moglie e hanno aumentato la popolazione terrestre prima di una unità (Marco, gennaio 1998), poi di una ulteriore (Peter, 2000).
Lì si sono fermati. Apprezza il buon vino, la buona tavola, le buone letture. Gli altri apprezzano la sua cucina, soprattutto il risotto.


Domenica 5:

ore 11
Storie di mondi e di cucine: letture animate con Giacomo Bizzai.
Con merenda!

Giacomo Bizzai legge e racconta storie e fiabe per i bambini delle scuole materne e primaria e per i ragazzi delle scuole secondarie. Tiene corsi di lettura animata per gli studenti della scuola secondaria di primo e secondo grado e cura la regia di spettacoli di bambini e ragazzi delle scuole primaria e secondaria di primo e secondo grado. Tiene corsi di approfondimento sulla lettura animata e sul fare teatro per insegnanti, genitori e operatori culturali.
Ha partecipato come attore in diversi spettacoli del “Teatro artigiano”, di “Scenari. Progetti per lo spettacolo” e del “Collettivo di Ricerca Teatrale”. Collabora con la “Mostra Internazionale dell’Illustrazione per l’Infanzia” di Sarmede, con il “Collettivo di Ricerca Teatrale” di Vittorio Veneto, con l’associazione “Maga Camaja” di Padova. Ha collaborato con il “Teatro artigiano” della “Scuola di Tovena” e lavorato per “Scenari. Progetti per lo spettacolo” di Vittorio Veneto.

ore 12
Cucina immaginata: incontro con l’illustratrice Roberta Cadorin, sul ruolo e le potenzialità espressive del cibo nelle immagini.

Roberta Cadorin.
In passato una laurea in architettura.
Il presente tra illustrazione, pittura e cucina, tra le montagne bellunesi.
http://cobrizoperla.blogspot.it è il suo blog dal 2008; su https://www.behance.net/robertacadorin una sezione del suo portfolio di illustratrice freelance.

ore 15
Sergio Tazzer presenta il libro ‘Grande Guerra Grande Fame’ (Kellermann Editore), con video proiezione e musiche della fisarmonicista Francesca Gallo.

Sergio Tazzer.
Laureato in scienze della comunicazione, all'inizio degli anni settanta è stato borsista all'istituto di giornalismo dell'Università di Varsavia. Giornalista, è stato direttore della sede regionale RAI del Veneto, capo della redazione giornalistica per il Trentino, responsabile dell'agenzia nazionale della TGR a Roma, sempre in RAI. Ha fondato nel 1995, curato e condotto fino al luglio 2011 il settimanale radiofonico mitteleuropeo "Est Ovest". È presidente del CEDOS Grande Guerra, centro di documentazione storica sulla prima guerra mondiale; vice-presidente di SORAIMAR, associazione per la promozione e la difesa delle culture locali; componente del comitato scientifico dell’Osservatorio del paesaggio “Medio Piave”.
Ha scritto:
Goldoni '79. Un teatro restituito a Venezia, Comune di Venezia;
Maurilio De Zolt. 100.000 chilometri d'oro, Pagus Edizioni (in collaborazione con C. Cerise, F. Conconi, D. D'Incal, G. Viel);
Tito e i rimasti. La difesa dell'identità italiana in Istria, Fiume e Dalmazia, Editrice Goriziana;
Praga Tragica. Milada Horáková. 27 giugno 1950., Editrice Goriziana;
Piave e dintorni. 1917-1918. Fanti, Jäger, Alpini, Honvéd e altri poveracci, Kellermann Editore;
Canòpi e Nobilomeni. Storia e Miniere nell'Agordino, Kellermann Editore;
Ragazzi del Novantanove. "Sono appena nati ieri, ieri appena e son guerrieri", Kellermann Editore;
Canòpi e Nobilomeni. Storia di Uomini e Miniere nella Montagna dei Dogi., Kellermann Editore;
Poche parole. Colloquio con Silvano Fiorot., Kellermann Editore;
Banditi o Eroi? Milan Rastislav Štefánik e la Legione Ceco-Slovacca, Kellermann Editore;
Grande Guerra Grande Fame, Kellermann Editore.
Francesca Gallo è apprezzata folksinger e costruttrice di fisarmoniche (unica donna in Italia a portare avanti quest'arte).  

ore 16,30
Safar Mazi in concerto.
Un musicista greco con il suo bouzuki, un friulano con la sua amata fisarmonica cromatica, un percussionista rumeno e le sue calde sonorità, un iraniano con i particolari e bellissimi strumenti della tradizione persiana, un veneto di origini pugliesi ai fiati e altro: questa è la nuova formazione di "Musiche dal Mediterraneo & Dintorni" nata in Veneto nel 2013 e che riunisce musicisti con varie esperienze di musiche tradizionali e jazz, in un caleidoscopio di suoni e culture che si sfiorano e a volte si intrecciano tra loro... Safar in Farsi, la lingua persiana, significa Viaggio e Mazì in greco vuol dire Insieme, quindi "Viaggio Insieme..." e di un vero e proprio viaggio si tratta nel quale ogni diversità contribuisce a costruire un nuovo percorso, una visione dinamica di una musica senza confini nè etichette, anche se l'ambito privilegiato è quello delle musiche di tradizione rivisitate in chiave personale...
Claudiu Alexandru Riza - batteria, cajon;
Panagiotis Pateritsas - bouzuki,chitarra,voce;
Paolo Forte - fisarmonica cromatica;
Fuad Amadhvand - santur, daf;
Renato Tapino - clarinetto, fiati etnici, chitarra, voce 

 


Ancora di cibo e donne (e di libri)

In questo spazio virtuale non pubblico di frequente (per il fatto che scrivo anche altrove, a seconda degli argomenti: nei libri, nel blog del progetto La strada del cibo, nei magazine online che trovate segnalati nella colonna qui a destra). 
Quando ci scrivo, ultimamente scrivo di donne.
Donne e cibo sono un binomio naturalmente indissolubile, è retorico sottolinearlo, ma spesso il concetto sfugge: la madre è la prima fonte di nutrimento. 
Quindi: anche in questo post parlerò di donne.
Di un libro le cui protagoniste sono donne che nutrono, che amano il cibo, che lo usano come strumento di libertà e di sopravvivenza, fisica ed interiore.
Il libro in questione è Cuoche ribelli, pubblicato nel 2013 dalla casa editrice DeriveApprodi, e raccoglie tre distinti volumi pubblicati sempre dal medesimo editore nel 2001, 2002 e 2003.
L'ho scoperto su suggerimento di un amico libraio con la L maiuscola, ed acquistato tramite un altro amico libraio, di quelli sempre con la L maiuscola.
http://www.deriveapprodi.org/2013/03/cuoche-ribelli/
Arrivato casualmente in un giorno non casuale, il 1° maggio. Letto con voracità, riempito di pieghe agli angoli delle pagine (per ricordarmi quelle in cui ci sono passaggi particolarmente significativi... ma anche ricette che vorrei provare), di sottolineature, di appunti (che poi è il destino di tutti i libri che mi appassionano).
Un libro che fa drizzare le antenne ad ogni riga, di volta in volta fornendo risposte o ponendo nuovi quesiti. Che toglie il freno ai pensieri, liberi di correre in ogni direzione, di moltiplicarsi.
Rileggo, per esempio, alcuni appunti scritti di getto leggendo il diario/ricettario di Hannah, cuoca spartachista studentessa al Bauhaus, quando parla del suo maestro, l'immenso pittore Paul Klee. La consapevolezza che tutto è connesso. Una parola che rimbalza nella testa: grazia, ed un'immagine bellissima: ali.
Lo sfoglio, ed ecco le sottolineature, le annotazioni sulle tradizioni gastronomiche e sulla storia ispanica accanto alle parole di "Nadine" (nome di battaglia della cuoca repubblicana spagnola, appartenente alla Colonna Durutti. Il suo vero nome non lo conosceremo mai... e forse non è nemmeno importante: lei rimane). La sua storia è probabilmente quella che ho letto con più partecipazione, perché sono cresciuta in un tempo in cui la guerra di Spagna era ancora molto vicina, anzi, non la si poteva considerare conclusa davvero, perché la dittatura di Francisco Franco era ancora viva e vegeta; ricordo bene il senso di liberazione (molto vicino alla gioia) dei miei familiari (e del mio maestro: frequentavo la prima elementare) per la sua fine nel novembre 1975... insomma, in qualche modo fa parte della mia formazione.
E poi c'è la "cuoca impudica", anonima (ancora una volta) e disinibita protagonista della vita mondana parigina di inizio '900, donna per certi versi così vicina alle cortigiane di grande intelletto di cui già ho avuto occasione di scrivere... e le sue ricette spettacolari, emozionanti... Calata nella frenesia, nelle mode e nei modi del suo tempo, di cui però è anche osservatrice esterna, acuta, disincantata... e ribelle.
Tre figure femminili indimenticabili. Uno di quei libri che vanno dritti dritti nella biblioteca del cuore.

Viaggio nei Balcani

Come molti di voi sanno (e come si può leggere cliccando sull'omonima immagine nella colonna a destra), dal 2011 curo, insieme al fotografo Nicola Fossella, il progetto La strada del cibo.
Per tre anni abbiamo concentrato la nostra attenzione sull'area balcanica, viaggiandovi più volte, raccogliendo materiale (immagini, storie, ricette e molto altro), e lavorando poi al libro.
Libro che, dopo lunga attesa, esce in questi giorni, e verrà presentato sabato 10 maggio, alle ore 18, al Salone internazionale del libro di Torino


Durante il Salone sarà possibile acquistarlo presso lo stand Kellermann (nell'area Casa CookBook: passate a trovarmi, sarò lì a lavorare come libraria per tutta la durata della manifestazione!) e allo stand Fidare (Federazione italiana editori indipendenti).
Dalla metà di maggio sarà in distribuzione in tutte le librerie.

La minestra di Hildegard

Dalle cortigiane ad una religiosa: no, il passaggio non è drastico, specialmente quando si parla di grandi donne.
(Ad ogni buon conto, riallacciandomi al post precedente, ricordo che proprio Veronica Franco fondò a Venezia l'Ospizio del Soccorso per prostitute anziane ed indigenti con annessa chiesa. Si trova a Dorsoduro, lungo la fondamenta cui dà il nome, che collega campo dei Carmini a San Sebastiano).
E Hildegard von Bingen fu una grandissima donna, personaggio tra i più rilevanti della sua epoca (XII secolo).
Mistica con una visione olistica (visionaria anche in senso letterale), che potremmo definire "new age antelitteram"; profonda conoscitrice della botanica anche nel suo ambito terapeutico; autrice di trattati; manager (ad un certo punto si trova a dirigere addirittura due conventi, di cui uno da lei stessa fondato). Una donna che non si faceva spaventare dai potenti; morigerata ma scettica nei confronti della penitenza estrema (come certe forme di digiuno che portano solo danno a corpo e mente); egualitaria nei rapporti tra uomo e donna (di cui affronta anche l'aspetto sessuale, scrivendo tra l'altro del piacere femminile... una suora, in pieno Medioevo!).
Hildegard ha lasciato ai posteri un bagaglio enorme di conoscenze ed un'innovazione fondamentale: quella dell'uso del luppolo nella preparazione della birra. Già, perché noi si dà per scontato che nella birra ci vada il luppolo, che oltre ad essere un conservante naturale, le regala la caratteristica nota amara... ma non è sempre stato così.
Per conoscere meglio Hildegard, consiglio la lettura del libro a lei dedicato da Eve Landis, edito in Italia dall'editore Guido Tommasi. Non è una novità editoriale, la prima edizione italiana risale al 2000 (la mia è una ristampa acquistata nel 2005); ma è uno di quei libri che vale la pena avere nella propria libreria, perché di sicuro non resta lì ad occupare solo spazio.
Tra le altre, all'interno c'è una ricetta che per me è un classico della cucina di primavera: la minestra di ortiche e patate, tipica di molte aree d'Europa (il mio pensiero va inevitabilmente, prima di tutto, all'amata Irlanda...). Ora, direte voi, che ci azzecca con il luppolo?
Ci azzecca eccome, perché in questo periodo dell'anno, in questi giorni, non si raccolgono solo ortiche. Questo è proprio il momento del luppolo, che cresce copiosamente lungo le rive. E quindi, considerata l'importanza di questa pianta nella storia di Hildegard, era giocoforza apportare qualche modifica a quella ricetta...
Qualche giorno fa mi sono ritrovata con un "bottino" composto da asparagi selvatici (pochi, purtroppo), ortiche, tarassaco (la cui raccolta, con il caldo prematuro dei mesi scorsi, sta risultando difficile in quanto le piante sono già troppo avanti nella maturazione) e soprattutto tantissimo luppolo. Erbe depuranti, da trasformare in una saporita - e piacevolmente amara - minestra, doppiamente luppolosa perché cotta nella birra.


MINESTRA DOPPIO LUPPOLO

Ingredienti per 4 persone:

4 patate, possibilmente a pasta farinosa
un bel mazzo di germogli di luppolo e altre erbe spontanee
1 cipolla
33 cl di birra chiara
1/2 litro di brodo vegetale
olio extravergine d'oliva
sale (se il brodo non dovesse essere sufficientemente salato)

Sbucciare le patate e tagliarle a dadi. Mondare la cipolla e tritarla finemente.

Trasferire entrambe le verdure in una pentola adatta alla cottura della minestra, condire con due cucchiai d'olio e far soffriggere molto dolcemente per 5 minuti, tenendo la pentola coperta e rimestando spesso. Tritare le erbe ed aggiungerle insieme agli altri ingredienti; proseguire la cottura finché le patate saranno morbide. A questo punto, con un mestolo di legno, schiacciarle e disfarle un po', cosicché la minestra di addensi.
Salare se necessario.


Delle virtù del formaggio...

Alzi la mano chi ha già sentito parlare di Tullia d'Aragona.
Vi sembra di ricordarla nei libri di scuola? Con quel nome così importante... Una principessa spagnola? Una regina?
No, siete fuori strada.
Tullia d'Aragona, italianissima, era una cortigiana, tra le più celebri dell'epoca rinascimentale.
Una cortigiana "onesta", donna di grande cultura (poetessa, filosofa), che viveva anche della propria sessualità, ed era vicina agli uomini che contavano. Il suo intelletto era così fine da far passare in secondo piano il fatto che esteticamente non corrispondesse ai canoni dell'epoca. Una fuoriclasse, appartenente ad una categoria di donne di cui è difficile trovare un corrispondente al giorno d'oggi.
Famosa e celebrata (tanto da essere diventata, nel tempo, l'emblema di questo modello femminile) era la veneziana Veronica Franco, che non si limitava a vendere le proprie grazie a chi se lo poteva permettere: poetessa e saggista, oltre a vantare tra i propri amanti alcuni nobili concittadini, intratteneva relazioni - non solo fisiche - con i maggiori intellettuali della città, e trascorse una notte addirittura con il futuro re di Francia Enrico III, in visita a Venezia nel 1574 (al quale in seguito ella dedicò alcuni bellissimi versi); una donna eccezionale, capace di sfidare a duello chi l'aveva calunniata (il nobile Maffio Venier) e di difendersi da sola dall'accusa di stregoneria davanti al tribunale dell'Inquisizione.
Anche la sublime poetessa Gaspara Stampa (padovana di nascita ma cresciuta e vissuta a Venezia), pur non essendo una vera e propria cortigiana (non si ha notizia che facesse commercio del proprio corpo), intratteneva relazioni decisamente libere con nobili ed intellettuali (la si potrebbe definire un'antesignana del libero amore). Molto bella, coltissima, fine musicista oltre che donna di lettere, fu capace di scrivere versi dal sottile contenuto erotico ma anche di amare in maniera struggente un uomo, il nobile trevigiano Collaltino di Collalto, che certo non la meritava (oggi lo definiremmo senza mezzi termini "un bastardo") dedicandogli buona parte della propria produzione poetica.
La lista potrebbe continuare.
Per queste donne, la libertà di costumi andava di pari passo con quella intellettuale.
Spesso provenivano da famiglie non particolarmente abbienti che le incoraggiavano a studiare - ambito da cui erano invece escluse le giovinette di nobile appartenenza, il cui destino era diventare mogli obbedienti o monache. 
Certo, la libertà delle cortigiane rinascimentali non era totale, affatto; e dipendeva comunque dagli uomini, in primo luogo nobili. Avevano bisogno di protettori potenti per poter vivere da donne libere, senza incappare nelle maglie della giustizia, esercitata a sua volta da altri maschi.
Chiesa e governi cittadini tolleravano, quando addirittura non incoraggiavano (anche se non pubblicamente... e non è una mia ipotesi: negli archivi si trova materiale a sufficienza), la prostituzione, ma quella a basso costo, esercitata per necessità, nei lupanari (il meretricio era considerato un ottimo mezzo di contenimento delle pulsioni maschili, quindi lo si riteneva un valido alleato nel garantire l'osservanza del nono comandamento, e soprattutto nella secolare lotta contro l'omosessualità); ma non vedevano di buon grado queste donne libere anche mentalmente, istruite, ribelli alle convenzioni, ricche (grazie ai facoltosi amanti)... quindi pericolose.
Questo almeno in via ufficiale, dato che la corte papale pullulava di cortigiane; e in città come Venezia, la cortigianeria era anche un ingranaggio nella macchina della politica.
Queste figure femminili mi hanno sempre affascinata.
E spesso mi sono chiesta che ruolo rivestisse il cibo, nel gioco di seduzione a tutto tondo in cui eccellevano.
In che cosa si sarà distinta la loro tavola?
Tornando a Tullia d'Aragona (figlia d'arte, e probabile illegittima del cardinale Luigi d'Aragona, a sua volta esponente di una illustre stirpe di illegittimi, anche se di sangue reale): di lei fu molto innamorato Ercole Bentivoglio, letterato di nobili natali (ma anche in questo caso, guarda un po', di ramo illegittimo), che passò la propria vita muovendosi tra due città culturalmente fervide ed aperte come Venezia e Ferrara.
Sono i suoi versi ad aver ispirato la ricetta di questo post.
Il poeta dedica un poemetto ad un cibo che al tempo godeva di alterni favori: il formaggio. Ingrediente indispensabile nell'allestimento di tanti piatti (nei suoi "Banchetti", uno dei primi ricettari dati alle stampe, Cristoforo da Messisbugo, elencando l'occorrente per allestire la tavola dei principi, riserva una voce ai latticini, che includono "formaggio duro, grasso, tomino, pecorino, sardesco. Marzolini, provature e ravogliuoli"), compariva regolarmente sulle mense dei signori, ma era anche considerato alimento "vile", grossolano, adatto a persone con uno stile di vita energeticamente dispendioso (lavoratori in genere).
Bentivoglio gli rende piena giustizia, sottolineandone anche le virtù afrodisiache... perché non immaginare, allora, una presenza importante dei caci sulle tavole delle belle cortigiane?

Formaggio, è 'l primo nutrimento umano
Sprezzato sol da gente cieca e grossa,
Che dice che gli è pasto da villano,
Perché la forza ne mantien ne l'ossa;
E non cred'io, che l'uom senza mangiarne
Compiutamente esser gagliardo possa.
Che più che tordi e che fagiani e starne
Giova il formaggio a far la buona schiena,
Più che vitel e bue, più ch'altra carne.
L'amante tutta notte si dimena
Senza posar mai con la sua amica,
S'egli un buon pezzo n'ha mangiato a cena.


Ho parlato (inevitabilmente... e ancora una volta) di Venezia... ecco quindi una versione ricca (dolce/salata, e ben speziata, come voleva il gusto rinascimentale) di una ricetta tradizionale di questa città, la torta nicolòta. Con tanto, tanto formaggio...

TORTA NICOLOTA AL FORMAGGIO

200 gr di pane raffermo
500 ml di latte
150 gr di formaggi stagionati o comunque molto saporiti, misti, grattugiati
2 uova
1 cucchiaio di zucchero
1/2 cucchiaino di cannella in polvere
le teste sbriciolate di 6-7 chiodi di garofano
una generosa grattugiata di noce moscata
una macinata di pepe nero
1 cucchiaino di cremor tartaro

In una ciotola mettere in ammollo il pane nel latte. Quando sarà ben imbevuto, ridurlo in poltiglia. Aggiungere gli altri ingredienti e mescolare bene.
Ungere uno stampo, o foderarlo di carta da forno, e versarvi il composto.
Cuocere nel forno portato a 180°, per circa un'ora.
Si mangia fredda, possibilmente dopo averla fatta riposare per qualche ora.

Baklava con carote viola e zucca

Quest'inverno stranamente mite, ma grigio e piovoso, non mi è stato congeniale.
La mia salute e il mio umore ne hanno risentito (ma credo sia successo anche a parecchi di voi che mi leggete). 
Avevo bisogno di colore, colore e ancora colore. 
Ho incrementato l'uso di vestiti e accessori variopinti. Ho letto e riletto libri in cui il sole è protagonista: anche testi di cucina, come quello dedicato alle ricette nei romanzi di Jorge Amado, scritto dalla figlia Paloma e pubblicato in Italia qualche anno fa da Einaudi.
Ho finito di lavorare al libro sul cibo nei Balcani, indugiando sulle foto fatte durante i viaggi in cui il sole è stato nostro compagno di avventura.
Ho mangiato enormi quantitativi di frutta e ortaggi dalle tonalità accese: arance, mandarini, zucche, melegrane (tantissime!), radicchi, carote.
Carote arancioni e carote viola, per fare il pieno di antiossidanti, come se il mio fisico me ne chiedesse di continuo.
Va da sè che ho declinato questi ingredienti in ogni maniera possibile.
Ecco allora la mia personale, attuale versione del dolce balcanico per eccellenza, il baklava.
Dolce di origine turca: strati di pasta fillo alternati ad una miscela di frutta secca (soprattutto noci, ma anche pistacchi e mandorle) e zucchero. Da irrorare generosamente di dolcissimo sciroppo profumato al limone. 


BAKLAVA CON CAROTE VIOLA E ZUCCA

Ingredienti per una pirofila quadrata da 16x16 cm (a dispetto delle misure ridotte, otterrete esattamente quattro porzioni):

2 fogli di pasta fillo da 36x39 cm
3 carote viola
1 spicchio di zucca violina
50 gr di noci sgusciate
30 gr di zucchero semolato
cannella in polvere
burro q.b.

per lo sciroppo:
80 ml di acqua
40 gr di zucchero semolato
1 cucchiaino colmo di miele
il succo di 1/2 limone

Pulire le carote e la zucca, tagliarle a cubetti e cuocerle a vapore o in poca acqua finché sono morbide. Farle raffreddare assicurandosi che siano ben asciutte.
Tritare a coltello le noci.
In un pentolino far sciogliere a fiamma moderata un cucchiaino di burro (se durante la lavorazione del dolce il quantitativo non dovesse essere sufficiente, basta farne sciogliere dell'altro). 
Stendere sul piano di lavoro la pasta fillo e da ciascun foglio ricavare nove quadrati, per un totale complessivo di diciotto.
Spennellare con il burro la pirofila e stendere i primi sei fogli, che vanno a loro volta tutti imburrati. Distribuire metà delle verdure, delle noci e dello zucchero; spolverare con la cannella. Stendere altri sei fogli di pasta, sempre imburrando tra uno e l'altro. Distribuire l'altra metà degli ingredienti e spolverare nuovamente di cannella. Finire con gli ultimi sei fogli di pasta imburrati.
Usando un coltello affilato incidere il dolce con due tagli diagonali, ottenendo quattro triangoli.
Infornare per 25-30 minuti a 180°.
Nel frattempo preparare lo sciroppo: sciogliere lo zucchero e il miele nell'acqua a fiamma molto bassa e far sobbollire per 10 minuti. Spegnere, aggiungere il succo del limone e far raffreddare.
Sfronare il dolce e ripassare a fondo con il coltello i tagli. Versare sul baklava caldo lo sciroppo freddo. 
Attendere qualche ora prima di servirlo.