Ancora di cibo e donne (e di libri)

In questo spazio virtuale non pubblico di frequente (per il fatto che scrivo anche altrove, a seconda degli argomenti: nei libri, nel blog del progetto La strada del cibo, nei magazine online che trovate segnalati nella colonna qui a destra). 
Quando ci scrivo, ultimamente scrivo di donne.
Donne e cibo sono un binomio naturalmente indissolubile, è retorico sottolinearlo, ma spesso il concetto sfugge: la madre è la prima fonte di nutrimento. 
Quindi: anche in questo post parlerò di donne.
Di un libro le cui protagoniste sono donne che nutrono, che amano il cibo, che lo usano come strumento di libertà e di sopravvivenza, fisica ed interiore.
Il libro in questione è Cuoche ribelli, pubblicato nel 2013 dalla casa editrice DeriveApprodi, e raccoglie tre distinti volumi pubblicati sempre dal medesimo editore nel 2001, 2002 e 2003.
L'ho scoperto su suggerimento di un amico libraio con la L maiuscola, ed acquistato tramite un altro amico libraio, di quelli sempre con la L maiuscola.
http://www.deriveapprodi.org/2013/03/cuoche-ribelli/
Arrivato casualmente in un giorno non casuale, il 1° maggio. Letto con voracità, riempito di pieghe agli angoli delle pagine (per ricordarmi quelle in cui ci sono passaggi particolarmente significativi... ma anche ricette che vorrei provare), di sottolineature, di appunti (che poi è il destino di tutti i libri che mi appassionano).
Un libro che fa drizzare le antenne ad ogni riga, di volta in volta fornendo risposte o ponendo nuovi quesiti. Che toglie il freno ai pensieri, liberi di correre in ogni direzione, di moltiplicarsi.
Rileggo, per esempio, alcuni appunti scritti di getto leggendo il diario/ricettario di Hannah, cuoca spartachista studentessa al Bauhaus, quando parla del suo maestro, l'immenso pittore Paul Klee. La consapevolezza che tutto è connesso. Una parola che rimbalza nella testa: grazia, ed un'immagine bellissima: ali.
Lo sfoglio, ed ecco le sottolineature, le annotazioni sulle tradizioni gastronomiche e sulla storia ispanica accanto alle parole di "Nadine" (nome di battaglia della cuoca repubblicana spagnola, appartenente alla Colonna Durutti. Il suo vero nome non lo conosceremo mai... e forse non è nemmeno importante: lei rimane). La sua storia è probabilmente quella che ho letto con più partecipazione, perché sono cresciuta in un tempo in cui la guerra di Spagna era ancora molto vicina, anzi, non la si poteva considerare conclusa davvero, perché la dittatura di Francisco Franco era ancora viva e vegeta; ricordo bene il senso di liberazione (molto vicino alla gioia) dei miei familiari (e del mio maestro: frequentavo la prima elementare) per la sua fine nel novembre 1975... insomma, in qualche modo fa parte della mia formazione.
E poi c'è la "cuoca impudica", anonima (ancora una volta) e disinibita protagonista della vita mondana parigina di inizio '900, donna per certi versi così vicina alle cortigiane di grande intelletto di cui già ho avuto occasione di scrivere... e le sue ricette spettacolari, emozionanti... Calata nella frenesia, nelle mode e nei modi del suo tempo, di cui però è anche osservatrice esterna, acuta, disincantata... e ribelle.
Tre figure femminili indimenticabili. Uno di quei libri che vanno dritti dritti nella biblioteca del cuore.