La minestra di Hildegard

Dalle cortigiane ad una religiosa: no, il passaggio non è drastico, specialmente quando si parla di grandi donne.
(Ad ogni buon conto, riallacciandomi al post precedente, ricordo che proprio Veronica Franco fondò a Venezia l'Ospizio del Soccorso per prostitute anziane ed indigenti con annessa chiesa. Si trova a Dorsoduro, lungo la fondamenta cui dà il nome, che collega campo dei Carmini a San Sebastiano).
E Hildegard von Bingen fu una grandissima donna, personaggio tra i più rilevanti della sua epoca (XII secolo).
Mistica con una visione olistica (visionaria anche in senso letterale), che potremmo definire "new age antelitteram"; profonda conoscitrice della botanica anche nel suo ambito terapeutico; autrice di trattati; manager (ad un certo punto si trova a dirigere addirittura due conventi, di cui uno da lei stessa fondato). Una donna che non si faceva spaventare dai potenti; morigerata ma scettica nei confronti della penitenza estrema (come certe forme di digiuno che portano solo danno a corpo e mente); egualitaria nei rapporti tra uomo e donna (di cui affronta anche l'aspetto sessuale, scrivendo tra l'altro del piacere femminile... una suora, in pieno Medioevo!).
Hildegard ha lasciato ai posteri un bagaglio enorme di conoscenze ed un'innovazione fondamentale: quella dell'uso del luppolo nella preparazione della birra. Già, perché noi si dà per scontato che nella birra ci vada il luppolo, che oltre ad essere un conservante naturale, le regala la caratteristica nota amara... ma non è sempre stato così.
Per conoscere meglio Hildegard, consiglio la lettura del libro a lei dedicato da Eve Landis, edito in Italia dall'editore Guido Tommasi. Non è una novità editoriale, la prima edizione italiana risale al 2000 (la mia è una ristampa acquistata nel 2005); ma è uno di quei libri che vale la pena avere nella propria libreria, perché di sicuro non resta lì ad occupare solo spazio.
Tra le altre, all'interno c'è una ricetta che per me è un classico della cucina di primavera: la minestra di ortiche e patate, tipica di molte aree d'Europa (il mio pensiero va inevitabilmente, prima di tutto, all'amata Irlanda...). Ora, direte voi, che ci azzecca con il luppolo?
Ci azzecca eccome, perché in questo periodo dell'anno, in questi giorni, non si raccolgono solo ortiche. Questo è proprio il momento del luppolo, che cresce copiosamente lungo le rive. E quindi, considerata l'importanza di questa pianta nella storia di Hildegard, era giocoforza apportare qualche modifica a quella ricetta...
Qualche giorno fa mi sono ritrovata con un "bottino" composto da asparagi selvatici (pochi, purtroppo), ortiche, tarassaco (la cui raccolta, con il caldo prematuro dei mesi scorsi, sta risultando difficile in quanto le piante sono già troppo avanti nella maturazione) e soprattutto tantissimo luppolo. Erbe depuranti, da trasformare in una saporita - e piacevolmente amara - minestra, doppiamente luppolosa perché cotta nella birra.


MINESTRA DOPPIO LUPPOLO

Ingredienti per 4 persone:

4 patate, possibilmente a pasta farinosa
un bel mazzo di germogli di luppolo e altre erbe spontanee
1 cipolla
33 cl di birra chiara
1/2 litro di brodo vegetale
olio extravergine d'oliva
sale (se il brodo non dovesse essere sufficientemente salato)

Sbucciare le patate e tagliarle a dadi. Mondare la cipolla e tritarla finemente.

Trasferire entrambe le verdure in una pentola adatta alla cottura della minestra, condire con due cucchiai d'olio e far soffriggere molto dolcemente per 5 minuti, tenendo la pentola coperta e rimestando spesso. Tritare le erbe ed aggiungerle insieme agli altri ingredienti; proseguire la cottura finché le patate saranno morbide. A questo punto, con un mestolo di legno, schiacciarle e disfarle un po', cosicché la minestra di addensi.
Salare se necessario.