16 giugno 2009

Venezia, Biennale d'arte alla Misericordia

Diciamocelo, noi veneziani siamo un po' noiosetti, sempre a lamentarci che in questa città c'è mai niente da fare... certo, non siamo a Londra o a New York, siamo in una città italiana (il che, di per sè, non gioca a favore...) di media dimensione, che spesso si è proiettata nel futuro scegliendo le vie più autolesioniste... però diciamoci anche questo: quale altra città offre quasi sei mesi l'anno di mostre ed esibizioni artistiche di altissimo livello, in buona parte usufruibili gratuitamente da parte del pubblico, integrate in maniera esemplare nel tessuto cittadino, preziosissime fonti di stimoli e riflessioni? La Biennale d'Arte non è solo quella che si tiene nell'area omonima ai Giardini di Castello. Non significa solo lunghe file alle biglietterie, corse da un padiglione all'altro per paura di non vedere tutto in un giorno, piedi doloranti, caldo torrido d'estate e gelate assicurate per i ritardatari degli ultimi giorni.
La Biennale offre un vastissimo cartellone di eventi collaterali, italiani ed internazionali, che rispetto a quelli nel programma "ufficiale" hanno una marcia in più... bè, anche più di una. Non soltanto perché l'ingresso è gratuito, e quindi ci si può tornare più volte - e certe installazioni davvero lo meritano. Gli spazi e le strutture che ospitano queste mostre sono estremamente affascinanti: chiostri, chiese, palazzi nobiliari, Scuole devozionali, ex edifici industriali e militari... ma anche campi e corti, quindi spazi pubblici all'aperto. Spesso li si incontra quasi incidentalmente, muovendosi in città per i motivi più diversi, magari mentre si sta andando al mercato o all'ufficio postale... e li si visita con calma: uno oggi, due domani, senza l'affanno della giornata "in Biennale" di cui poi si ricorda poco e magari anche con una punta di fastidio (per i motivi già menzionati). Il fatto poi che queste mostre siano distribuite in maniera omogenea nello spazio urbano (coinvolgendo aree lontane dalle principali direttrici turistiche), invita a visitare angoli della città poco noti agli stessi veneziani.

Ieri io e Tobia, mio figlio maggiore, abbiamo approfittato della bella giornata (e del fatto che Francesco, il piccolo, va alla scuola materna ancora per qualche giorno) per andare a visitare un paio di questi spazi.
La mèta principale, inizialmente, era la doppia mostra I guerrieri/Screendoors di Sandro Chia e Riccardo Bagnoli, alla palladiana Scuola dei Mercanti (che, quando andavo alle superiori, veniva utilizzata dalla mia scuola - e anche da altre - come palestra... con la rete da pallavolo tirata tra le colonne di marmo, sulle quali ogni tanto qualcuna si spiaccicava correndo...). A Tobia è piaciuta molto la sezione fotografica, così come la colorata reinterpretazione di Chia delle statue, ma l'allestimento al piano superiore lo ha un pochino inquietato, per via dei suoni in sottofondo e delle immagini (disegni in divenire) che vengono proiettate, molto belle ma un po' forti.
All'uscita dalla mostra, ne ho approfittato per portare Tobia in visita alla chiesa della Madonna dell'Orto, la "casa" di Tintoretto, che viveva qui vicino, lavorò molto in questa chiesa, e qui è sepolto con due dei figli (i pittori Domenico e Marietta, la protagonista dell'ultimo romanzo di Melania G. Mazzucco).
Dalla Madonna dell'Orto al complesso della Misericordia (abbazia e Scuola Grande, vecchia e nuova) sono proprio due passi.
Il restauro della sansoviniana Scuola Nuova della Misericordia è ormai a buon punto, pertanto i locali sono stati aperti al pubblico e al loro interno sono visitabili diversi allestimenti legati alla Biennale d'Arte.
Al piano terra è presente il Padiglione Lituano con l'opera Tube: un lungo tunnel realizzato con nastri per videotape, che si attraversa percependo sensazioni visive non dissimili da quelle che talvolta ci prendono passeggiando per Venezia, legate al continuo movimento dell'acqua e agli effetti prodotti dalla luce.

Biennale, Venezia. Lithuanian Pavillon: Tube

Lo stesso tema si ritrova nell'opera Kkann-Acqua di Dario Milana (D Tao), in cui l'elemento acqueo ed il suo rapporto con i nostri sensi viene riprodotto utilizzando la lamiera: flessuosa, rumorosa, lucente.

Venezia, Biennale. D Tao: Kkann - Acqua

Il mezzanino è dedicato ad una personale di Luigi Voltolina, Illuminazioni.
Il primo piano è invece interamente occupato dalla mostra Divano Orientale-Occidentale: arte contemporanea dall’Afghanistan, Iran e Pakistan. E che le culture orientali ed occidentali si incontrino proprio a Venezia non è certo casuale, considerato il passato di questa città.
Curata dall'organizzazione Turquoise Mountain, risulta particolarmente coinvolgente per il messaggio che gli artisti, in buona parte donne, trasmettono con queste opere, che ruotano intorno al concetto di libertà imbrigliata in un claustrofobico ripetersi di elementi grafici (evidente il richiamo a quelli che tradizionalmente contraddistinguono l'arte figurativa islamica). L'artista afghana di punta, la grafica e stilista Zolaikha Sherzad, prende come spunto il bordo ondulato del burka, lo duplica specularmente ottenendo una frastagliata figura circolare, in cui in trasparenza si individua la trama del tessuto utilizzato per confezionare le tuniche delle donne afghane. Questo elemento decorativo viene replicato in maniera ossessiva, usando come supporto lo specchio. Ma poi, ingigantito e di un candido colore bianco, diventa una aerea tenda che rappresenta la liberazione dalla schiavitù del burka e da ciò che esso rappresenta.

Biennale, Venezia. Divano Orientale-Occidentale: Arte Contemporanea dall’Afghanistan, Iran e Pakistan

Impressive (mi suona meglio in inglese) è l'armonia che regna tra le opere d'arte qui collocate e il cantiere ancora aperto: pavimentazione in cemento, impalcature metalliche, tavolati in legno, insomma, tutto quello che si può trovare in un cantiere edile, sembra addirittura collocato ad arte. Non so come sarà la Scuola una volta ultimati i restauri, ma certamente si presenta meglio adesso, con la struttura progettata dal Sansovino messa "a nudo", che quando fungeva da palazzetto per la squadra di basket veneziana, con il parquet d'ordinanza...