9 gennaio 2008

Che fatica (ri)cominciare!

Confesso di non sapere da dove (ri)partire. Pubblico una ricetta? Parlo della vacanza a Parigi? Linko tutti i siti che si occupano di diete post-festività? Mi lamento della lavatrice che, dopo gli straordinari dei giorni scorsi, stamattina mi ha piantata in asso?
Opto per Parigi.

Dato che non era la nostra prima vacanza lì (nell'ordine: la seconda per i bimbi, la terza per me, la quarta per mio marito), e l'ultima era stata anche lunghina (15 giorni), mancava l'effetto sorpresa di fronte alla magnificenza e alla momunentalità dei luoghi da cartolina (che sono veramente tali: smisurati per i nostri standard, magnificamente imponenti).



Ad ogni visita, invece, aumenta il nostro tasso di invidia nei confronti dei parigini, perchè il turismo (su cui Parigi vive alla stragrande) non ne condiziona radicalmente il rapporto con la città, che è prima di tutto a LORO disposizione (dico questo perché la situazione qui a Venezia è profondamente diversa: provate qui a cercare un panettiere... è come una caccia al tesoro).

Noi da anni viaggiamo scambiando casa. Le vacanze fatte così sono perfette: si finisce inevitabilmente per sentirsi "diversi" dagli altri turisti, si conosce più da vicino il posto in cui ci si trova, si entra davvero in contatto con la gente. E non si fanno le cose di corsa, perché viene naturale pensare: tanto qui ci torno (anche se magari poi non è sempre così).

La volta precedente avevamo soggiornato nell'11° arrondissement, a due passi da place de la République, una zona molto frizzante, piena di locali alla moda, di negozi e di ateliers di artisti. Questa volta eravamo nel 18° arrondissement, che è uno dei più eterogenei: si va dalla kasbah della Goutte d'Or alle orde di turisti che affollano Pigalle, Abbasses, la piazzetta e la chiesa di Montmartre. Ma ci sono anche angoli ricercatissimi dai parigini (visto il numero di agenzie immobiliari e di negozi per la decorazione di interni) e tagliati fuori dal turismo rumoroso, nonostante si trovino a pochissimi passi da quest'ultimo.
Rue Caulaincourt, dove si trovava il nostro appartamento e che proprio non conoscevamo, è uno di questi posticini deliziosi: parte dal boulevard de Clichy, attraversa il cimitero di Montmarte e costeggia la butte sul lato sinistro. Da questa strada si diparte rue Lepic (dove si trova il Café des deux moulins, dove lavorava Amelie Poulain nella finzione cinematografica, e che porta alla basilica del Sacro Cuore) e si accede alla famosa ultima vigna di Parigi; fortunatamente i turisti salgono a Montmarte da Abbesses o da Pigalle, e questa strada rimane un'isola felice.
E' una via alberata e poco trafficata, costeggiata di eleganti edifici del primo Novecento, con bei giardini interni, dov'è molto piacevole passeggiare ed è facile fare interessanti incontri con la gastronomia locale, come quello (dato che eravamo a sole due porte di distanza) con Arnaud Larher, reso ancor più piacevole dal fatto che il suo negozio non ha l'aria di una gioielleria (niente di personale, ma le vetrine dei vari Hermé, Ladurée, Roger mi fanno una certa impressione, sembrano dire: guardate ma non toccate. E mi portano a fare delle riflessioni, non sempre positive, sul mondo del cibo). O, nella parallela rue Damrémont, con Delmontel, un vero paradiso del pane.
Poi ci sono alcuni deliziosi caffè e brasserie, come Chez Ginette, situato proprio sopra la fermata del metro Lamarck, e inoltre fiorai (tanti), enoteche, piccoli laboratori artigianali, librerie.

Parigi è un posto che accontenta tutti, grandi e piccini. Peccato che a Natale ci sia un tale affollamento come non avremmo mai immaginato, molto più che durante l'estate. Oltre ai tanti turisti stranieri, moltissimi francesi scelgono di passare le feste nella capitale. Pertanto abbiamo dovuto selezionare le mète delle nostre uscite quotidiane. Considerato che diversi musei e monumenti li conoscevamo già, e che altri erano inavvicinabili causa le code interminabili (su tutti la Tour Eiffel, mai vista così presa d'assalto, ma anche i musei che stanno ospitando alcune mostre molto gettonate, come Arcimboldo al Musée du Luxembourg e Courbet al Grand Palais), ci siamo limitati al Musée d'arts e métiers (questo nella foto è il pendolo di Foucault),
al Carnavalet, al Pavillon de l'Arsenal e alla mostra sui Fenici all'Istituto del Mondo Arabo.
Ci siamo invece concessi delle belle passeggiate


durante le quali abbiamo visitato qualche chiesa un po' meno affollata di Notre Dame, abbiamo scoperto piccoli negozietti da sogno, nel Marais e nella zona di St. Germain (per esempio quello della brocante di stoffe Jeannine Cros in rue d'Assas, stessa strada che ospita la pasticceria di Christian Constant: ottima sosta passeggiando verso il Jardin du Luxembourg) e siamo tornati volentieri a pranzo in locali cui eravamo affezionati (come Le Balzar, vicino alla Sorbonne).

I bambini non hanno potuto sfruttare al massimo la possibilità di giocare nei tanti parchi e giardini cittadini, data la stagione (e anche perché avevano due genitori mezzi influenzati); però si sono rifatti con la visita al Museo di storia naturale (Tobia se lo ricordava abbastanza bene, Francesco invece sembrava una scheggia impazzita, tra gli scheletri di dinosauri

e gli animali impagliati della grande galleria dell'evoluzione...) e con la mezza giornata passata alla Cité des Enfants. Ma hanno apprezzato molto anche la tappa (obbligata) alla libreria del Beaubourg e l'ascesa alla Grande Arche, alla Défense



















Adesso direte: ma questa non parla di cucina?
Be', qualche accenno l'ho già fatto, e comunque non è che ho passato tutto il tempo a caccia dei negozi e dei ristoranti presenti nelle guide tipo Paris Gourmet... anche se avessi voluto, il resto della famiglia non me l'avrebbe permesso! Gli unici negozi che ho cercato di proposito, e ho trovato rigorosamente chiusi per inventario (!!!!) sono quelli di attrezzature da cucina in rue Montmartre e dintorni.
Dico solo che, oltre alle blasonate pasticcerie/cioccolaterie della rive gauche, (che, va detto, servono molta clientela locale), ho dato un occhio ai negozi intorno a place de la Madeleine (Fauchon in primis, dove il cibo diventa souvenir di lusso), autentiche attrazioni turistiche, dove è possibile assistere a scenette piuttosto divertenti: da Maille mi sono dovuta fare largo tra signore italiane (precisiamo: padane, puro riferimento geografico) impellicciate ed ingioiellate che facevano incetta (non senza vivaci contese) di vasetti di senape ai gusti più disparati, con al seguito i mariti che gridavano "hai già preso quella agli agrumi? e quella al basilico? e questa qui rosa?". Le uniche possibili ipotesi, a questo proposito, sono: o esiste una singolare forma di collezionismo che ha come oggetto i vasetti di senape, oppure il consumo pro-capite di tale prodotto a Milano e dintorni è tra i più alti del mondo.
Tornerò invece volentieri al Comptoir de la Gastronomie (rue de Montmarte, zona Les Halles): un vero spettacolo.


Ci siamo ripromessi di tornare a Parigi in primavera (senza specificare però di quale anno... chissà, tra un mese suona la campanella dei dieci anni di matrimonio...), per dedicarci nuovamente, e più approfonditamente, al settore nord-orientale della città (Belleville, Ménilmontant, Charonne, Bastille): il canale di St. Martin in battello, gli ex quartieri operai fleuri (la Mouzaia, la Campagne à Paris), i parchi (Belleville, Buttes Chaumont)...
A mio marito, che fa l'architetto, è rimasta la voglia di visitare la Cité de l'Architecture et du Patrimoine (nuovissima, inaugurata lo scorso novembre), e il museo Quai-Branly (anche quello nuovo nuovo) progettato da Jean Nouvel e dedicato alle arti primitive.
A me piacerebbe godermi il quartiere latino e place des Vosges senza troppi turisti in giro, i mercatini rionali, vorrei rivedere il Museo d'Orsay, la Nike di Samotracia al Louvre... continuo o mi fermo qui?

Ma insomma, diciamolo: ogni scusa è buona per tornarci!